Alice nel paese delle meraviglie

Il film, ispirato al romanzo di Lewis Carroll, si rivela un progetto ambizioso per Disney, chiamato a misurarsi con un classico della letteratura, molto apprezzato all’epoca.

La maggiore difficoltà sembra quella di riportare sullo schermo il sottile umorismo dei personaggi di Carroll. Alla sua uscita il film non ottiene i consensi sperati e viene riscopertosoprattutto negli anni sessanta, dalla generazione dei “figli dei fiori”. Le avventure di Alice hanno inizio in un tunnel dove la bambina si ritrova per inseguire un coniglio bianco, parlante e ben vestito. Viene proiettata così in un mondo illogico e bizzarro, grottesco e psichedelico, dove i fiori, animale e porte parlano e, mangiando biscotti o funghi, si può diventare giganti o appena visibili. Il Paese delle Meraviglie non è, dunque, un luogo felice e accogliente. Vi si incontrano strane creature ambigue, folli e sfuggenti (una novità questa nell’animazione disneyana sempre attenta a proporre una netta distinzione tra il bene e il male), tali che la piccola Alice desidera uscire da quel luogo. Ma, in realtà, nulla è come sembra e le avventure di Alice sono solo frutto della sua fantasia, un sogno che è anche un affascinante viaggio interiore di maturazione.